Clan camorristici del dopoguerra: ecco le principali famiglie

Diversi clan camorristici che per anno hanno dominato in Campania sono nati soprattutto nel secondo dopoguerra. Ecco quelli più importanti

Il traffico delle sigarette di contrabbandounito ad altri importanti fattori come l’influenza della mafia siciliana, il traffico di droga e il controllo dei mercati ortofrutticoli, ha portato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale alla nascita di veri e propri clan camorristici che per anni hanno dominato incontrastati in tutta la Campania e non solo.

Tra le famiglie camorristiche più potenti ricordiamo la famiglia Simonetti originaria di Nola, i Maisto di Giugliano, gli Zaza, i Mallardo a Giugliano, i Nuvoletta di Marano, il boss Antonio Bardellino. Si tratta, dunque, di clan camorristici attivi in provincia, a dimostrazione di quanto la camorra avesse abbandonato i suoi tratti da fenomeno essenzialmente urbano. L’unico grande clan della città di Napoli in quel momento era quello dei Giuliano che controllavano il territorio di Forcella, quartiere del centro storico di Napoli. In più, bisogna considerare il gran numero di mafiosi che spesso venivano mandati al confino in Campania e ai quali veniva, dunque, offerta la chance di trasportare in Campania le metodologie ed i trucchi della mafia siciliana.

Sebbene nei grossi affari ci fosse soprattutto la mafia, i camorristi campani cercavano comunque di apprendere dai loro amici e di mettere le basi di un’organizzazione solida e duratura. Eppure i contrasti tra i vari gruppi per il controllo del territorio non mancarono. Ne fecero le spese Pasquale Simonetti, Domenico Mallardo e altri uomini potenti considerati scomodi per le cosche. I rapporti tra mafiosi e camorristi divennero talmente forti che quando il cosiddetto clan dei marsigliesi tentò di trovare un accordo con i napoletani sul traffico di contrabbando questi rifiutarono e preferirono non tradire i loro amici siciliani. Un’alleanza stabile cui cercò di mettere un freno solamente un uomo: Raffaele Cutolo.

 

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