Clan Fasciani: sequestro da 20 milioni di euro

Clan Fasciani: sequestrati beni per un valore di 20 milioni di euro alla cosca operante nel territorio di Ostia

L’operazione Medusa della Guardia di Finanza ha portato al sequestro al clan Fasciani di beni per un valore di circa 20 milioni di euro. L’operazione è scattata in seguito all’indagine degli inquirenti effettuate nei confronti del patrimonio dei fratelli Carmine e Terenzio Fasciani. Sono stati posti sotto sequestro beni come automobili, ristoranti, conti correnti ed immobili.

Il clan Fasciani era finito le scorse settimane al centro delle polemiche. La sentenza della Corte d’Appello ha, infatti, ribaltato quanto era emerso nella sentenza di primo grado. La decisione dei giudici ha fatto scalpore. I membri dell’associazione sono stati condannati per associazione a delinquere, con reati connessi alla gestione della droga e dell’usura. Il problema è che, nella sentenza, non viene riconosciuta l’aggravante mafiosa. Da questo punto di vista, dunque, non si dovrebbe parlare di clan Fasciani.

Sulla vicenda è intervenuto anche il neo sindaco di Roma Virginia Raggi che ha dichiarato che non bisogna aver paura di pronunciare la parola mafia quando ve ne siano i presupposti. Parole forti da parte della Raggi che, ci si augura, possa lavorare molto anche sul fronte della lotta alle organizzazioni criminali attive nel territorio della capitale.

Tornando all’operazione Medusa, nel corso delle indagini è emerso come i fratelli Fasciani agivano nel settore imprenditoriale, cercando di ripulire il denaro sporco. In questo modo, l’economia legale di Ostia sarebbe risultata inquinata. I maggiori investimenti riguardavano settori come ristorazione, panifici, stabilimenti balneari e discoteche.

Sembra che i due fratelli, entrambi attualmente in carcere e ritenuti soggetti dalla elevata pericolosità sociale, potessero contare su una fitta rete di prestanome. Una collaborazione talmente fitta da portare, in alcuni casi, a delle joint-venture tra i Fasciani e gli imprenditori che facevano da prestanome. E’ emersa, infine, una sproporzione tra il valore dei beni sottoposti a sequestro e i redditi dichiarati.

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