Liborio Romano e il patto con il boss Salvatore De Crescenzo

Liborio Romano, prefetto di polizia, nel 1860 sceglie il boss della Bella Società Riformata per ripristinare l’ordine

La storia della camorra si intreccia con quella delle vicende unitarie dell’Italia nel 1860. Chi pensa che il primo patto Stato-Camorra risalga alla questione Cirillo del 1981 si sbaglia di grosso. Una sorta di trattativa tra il crimine organizzato e le istituzioni si ebbe

proprio nel 1860. Il politico Liborio Romano era stato nominato da Francesco II prefetto di Polizia. Quando egli si rese conto che l’epoca dei Borbone e del Regno delle Due Sicilie era praticamente terminata pensò bene di placare le rivolte della plebe e favorire l’arrivo di Garibaldi aprendo una trattativa con il temutissimo boss della Bella Società Riformata Salvatore De Crescenzo, soprannominato Tore ‘e Crescienzo. Chiese ed ottenne dal boss un incontro, al termine del quale De Crescenzo accettò di passare dalla parte dello Stato e di diventare una guardia cittadina. Il suo compito era quello di ristabilire l’ordine a Napoli, in cambio avrebbe ottenuto l’amnistia e uno stipendio considerevole. De Crescenzo accettò e cominciò, così, per Napoli un periodo particolare, caratterizzato dalla presenza nelle forze di polizia di uomini che, fino a poco tempo prima, si trovavano dall’altra parte e il cui potere era stato legittimato dallo Stato.

Tra la fine del 1860 e l’inizio del 1861, però, le cose cambiarono, soprattutto quando al ministero degli Interni arrivò Silvio Spaventa. Le guardie cittadine furono abolite, cominciò una vera e propria caccia ai delinquenti che si concluse con l’arresto di diversi camorristi, tra cui anche Salvatore De Crescenzo. Fu quello il momento in cui lo Stato cominciò a rendersi conto per la prima volta della pericolosità della camorra. De Crescenzo continuò a dettare legge. Nonostante si fosse conclusa l’esperienza in qualità di uomo di Stato, custode dell’ordine pubblico, Tore ‘e Crescienzo continuava ad esercitare tutto il suo potere ed il suo fascino nelle carceri. Fu allontanato dalla Campania e trasferito in un carcere toscano, dal quale uscì nel 1867, anno in cui morì l’ex prefetto Liborio Romano.

La questione camorra, però, non era ancora terminata e, con la proclamazione dello Stato Unitario, l’Italia decise di fronteggiarla insieme ad un altro preoccupante fenomeno sociale: il brigantaggio.

 

 

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