‘Ndrangheta a Lavagna: arrestato il sindaco

‘ndrangheta a Lavagna: il sindaco, secondo i giudici, perseguiva gli interessi personali e quelli delle cosche. Arrestato Giuseppe Sanguineti

‘Ndrangheta a Lavagna. Arrestato il primo cittadino del comune della provincia di Genova. Una vasta operazione di polizia ha coinvolto il sindaco Giuseppe Sanguineti ed altri soggetti i quali sarebbero appartenenti ad una cosca della ‘ndrangheta calabrese. Tali persone, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, risiederebbero già da diversi anni in territorio ligure e si occuperebbero di diverse illecite attività, che vanno dal traffico illecito di rifiuti e di sostanze stupefacenti all’usura. Riciclaggio di denaro sporco ed intestazione fittizia di beni sono gli altri reati dei quali dovranno rispondere i destinatari dell’operazione.

Otto, in totale, sarebbero le persone arrestate, tra le quali figura il consigliere comunale Massimo Talerico ed una ex parlamentare, Gabriella Mondello. La donna ed il sindaco sono finiti agli arresti domiciliari. Dovranno difendersi dalle accuse di abuso d’ufficio, voto di scambio e traffico illecito di influenze. I tre, comunque, sono accusati di aver ottenuto dalle cosche della ‘ndrangheta pacchetti di voti e, in cambio, avrebbero concesso appalti.

‘Ndrangheta e politica ligure, dunque, avrebbero cooperato in merito al trasporto e allo stoccaggio di rifiuti in un sito temporaneo che si trova in via Madonna della Neve. Il sito pare appartenesse alla cosca dei Nucera. Gli inquirenti sostengono che il sindaco Sanguineti avrebbe fatto pressione su una ditta di Udine che si sarebbe giudicata l’appalto. Le pressioni erano finalizzate a convincere l’azienda friulana a subappaltare il servizio ad una società riconducibile alla famiglia Nucera. L’accusa ritiene che i rifiuti normali venissero mischiati a quelli speciali.

Le altre persone arrestate, invece, farebbero parte di due cosche: quella dei Nucera e quella dei Rodà. 23 le persone indagate. Sequestrati, nel corso dell’operazione, beni mobili ed immobili ma anche società e depositi bancari per un valore di circa due milioni di euro. Tali beni apparterrebbero ad affiliati alla ‘ndrina Rodà-Casile di Condofuri.

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