Paolo Giaccone: quando anche una perizia può costare la vita

Paolo Giaccone: il medico legale ucciso nel 1982 per essersi rifiutato di aggiustare una perizia alla mafia

Paolo Giaccone è stato un medico italiano ucciso da Cosa Nostra. Il suo omicidio avvenne poco prima del delitto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il medico fu ucciso solo per aver fatto sin troppo bene e in maniera più che onesta il suo mestiere. Con grande coraggio negò un favore alla mafia ma Cosa Nostra non lo perdonò. Il politecnico di Palermo è stato intitolato proprio a lui.

Una carriera di successo

Paolo Giaccone ha sempre messo al primo posto la necessità di aiutare i più deboli. Nasce a Palermo nel 1929. Il suo percorso di studi si rivela brillante e, così, poco alla volta, Giaccone diventa un medico molto apprezzato a Palermo. Negli anni settanta fonda, a Palermo, insieme ad altri professionisti, l’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue).

Oltre ad essere il direttore dell’Istituto Legale del Policlinico di Palermo, Paolo Giaccone svolge anche attività di consulenza presso il tribunale. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un’attività piuttosto delicata perché in quegli anni è molto teso il clima intorno ai periti ai quali le mafie spesso si rivolgono per cercare di ottenere perizie aggiustate, corrompendo i professionisti del settore o minacciandoli. Del resto, nell’aprile del 1982 a Napoli viene ucciso il criminologo Aldo Semerari e il movente viene individuato, almeno in una fase iniziale, in un presunto doppio gioco dell’uomo che fu coinvolto anche nella strage di Bologna e che viene accusato dalla Nuova Famiglia di aver fatto perizie anche in favore di Raffaele Cutolo.

Un passo indietro: Natale 1981, la strage di Bagheria

Per comprendere i motivi della morte di Paolo Giaccone, bisogna fare un passo indietro e andare al Natale del 1981, quando a Bagheria vengono uccisi tre boss mafiosi ed un pensionato. Nel corso delle indagini, viene rinvenuta una possibile traccia lasciata da uno dei sicari. Al dottor Giaccone viene affidato l’incarico di svolgere una perizia dattiloscopica, ovvero un’indagine che mira a riconoscere l’identità di un individuo, tramite l’analisi dei rilievi carnosi che vengono a formarsi sui palmi delle mani oppure sulle piante dei piedi. La perizia dattiloscopica, in sintesi, ambisce a trovare le cosiddette impronte digitali, quelle che rappresentano una garanzia nel processo di individuazione dell’autore di un crimine.

Le minacce

Dal momento in cui gli viene affidato l’incarico, comincia un vero e proprio calvario per il dottor Giaccone che viene intimidito e minacciato in ogni modo. Grazie al suo lavoro, il medico riesce a ricostruire l’identità dell’impronta che appartiene a Giuseppe Marchese, nipote del boss Filippo Marchese, alleato dei corleonesi e boss della cosca di Corso dei Mille. L’avvocato di Marchese telefona al dottore e gli chiede di cambiare quella perizia. Giaccone si rifiuta ma le minacce proseguono e, intanto, il killer della sparatoria di Bagheria viene condannato all’ergastolo.

L’omicidio di Paolo Giaccone

L’11 agosto del 1982 Paolo Giaccone si trova nel viale alberato dell’ospedale in cui lavora. Sono circa le 8:15 del mattino ed il medico ha appena parcheggiato la sua auto. Scende dal veicolo per incamminarsi verso l’ospedale quando viene ferito a morte da diversi colpi di arma da fuoco. I killer scappano utilizzando una motocicletta.

Le condanne

Salvatore Rotolo è stato condannato all’ergastolo perché ritenuto l’esecutore materiale del delitto. I mandanti dell’omicidio, invece, sarebbero diversi importanti componenti della Cupola di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Filippo Marchese, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *