Peppino Impastato: biografia, poesie e citazioni di un eroe antimafia

Peppino Impastato: il coraggio di dire no alla mafia con l’ironia e il sorriso

La biografia di Peppino Impastato ci dimostra che anche quando si vive in particolari contesti nulla vieta di seguire esempi ritenuti sbagliati e di scegliere la strada giusta. Certo, non sempre è facile ma il suo esempio ci serve per comprendere che non va giustificato in alcun modo l’operato di chi, sin dai primi anni della propria vita, è cresciuto ed ha avuto a che fare con certi mondi. Sappiamo, ovviamente, che tutto ciò non è facile. Del resto, lo stesso Giuseppe Impastato, come tanti altri giovani del suo tempo, ha pagato con la vita il suo no alla mafia.

Biografia di Peppino Impastato

Peppino Impastato nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948 da Luigi Impastato e Felicia Bartolotta. Giuseppe cresce in una realtà mafiosa visto che la sua famiglia, dalla parte del padre, è sempre stata legata a Cosa Nostra. Dopo Giuseppe, i coniugi Impastato avranno un altro figlio che, però, morirà di meningite mentre nel 1953 nascerà Giovanni, fratello minore di Peppino.

Una prima svolta nella storia di Peppino e della sua Cinisi arriva nel 1950. E’ quello l’anno in cui il boss Gaetano Badalamenti, nativo proprio di Cinisi, è costretto a fare rientro in patria perché espulso dagli Stati Uniti d’America a causa delle sue attività legate al contrabbando di sigarette e al traffico di droga.

La morte di Cesare Manzella

Nel 1963 scoppia a Palermo la prima guerra di mafia. Indirettamente, viene coinvolta anche la famiglia di Peppino Impastato visto che viene ucciso il boss di Cinisi Cesare Manzella. Il mafioso rimane vittima di un attentato nel corso del quale la sua auto, piena di tritolo, salta per aria. Vi chiederete da dove proviene il coinvolgimento indiretto degli Impastato in questa vicenda? Sono legami di sangue. Luigi Impastato è, infatti, il cognato di Cesare Manzella. La morte del boss spiana la strada all’ambizioso Tano Badalamenti che diventa ben presto il punto di riferimento di Cinisi.

L’omicidio dello zio, avvenuto quando Peppino ha soltanto quindici anni, gli basta per capire da che parte stare. Già da quel momento, il giovane Giuseppe comincia a covare odio per la mafia e per il mondo criminale. Chiara conseguenza di questa situazione l’emergere dei primi importanti contrasti con suo padre Luigi il quale, non a caso, lo caccia di casa. In questi anni Peppino Impastato si forma anche politicamente e professionalmente. Nel 1965 comincia a scrivere per il giornale “L’idea socialista” e si avvicina al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.

L’impegno politico e sociale

La sua avversione per la mafia inizia ad essere notata soprattutto dal 1967 in poi. E’ quello, infatti, l’anno in cui viene fondato il Circolo Che Guevara. Giuseppe si fa carico dei bisogni e delle difficoltà della povera gente ed è per questo motivo che prende a cuore, nel 1968, la questione dei contadini di Cinisi ai quali sta per essere tolta la terra, in vista dell’imminente realizzazione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi.

Il periodo in cui Giuseppe Impastato si trova ad affrontare l’adolescenza è caratterizzato da grossi cambiamenti. Dal punto di vista politico, nel 1970 il comune palermitano si compone di una giunta che è un mix di esponenti del Partito Comunista, del Partito Socialista e della Democrazia Cristiana. Contemporaneamente, anche il potere del boss Gaetano Badalamenti è in forte ascesa, visto che il boss è uno degli esponenti del cosiddetto triumvirato di Cosa Nostra, nato per mettere fine ai contrasti sorti in seguito alla guerra di mafia degli anni Sessanta, formato, oltre che dal boss di Cinisi, anche da Stefano Bontate e Luciano Liggio.

Le battaglie politiche intraprese tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta non si rivelano soddisfacenti, almeno nei risultati, per Peppino Impastato che, così, si avvicina al movimento Lotta Continua e al Circolo Ottobre di Palermo. Obiettivo del giovane di Cinisi è di denunciare l’incredibile speculazione edilizia di quegli anni, la quale aveva dato tutt’altro volto non soltanto al capoluogo siciliano ma anche all’hinterland palermitano. Affari spesso loschi che avevano coinvolto politici, grandi imprenditori e anche mafiosi.

Peppino Impastato non si fa problemi ad attaccare i politici di Cinisi ma sa bene che nella giunta ci sono anche uomini del Pci, cioè del suo partito, e quindi le responsabilità delle speculazioni edilizie sono da attribuire a tutte le forza politiche del governo locale. Viene fondato, in quel periodo, il circolo “Musica e Cultura“. Peppino aderisce all’iniziativa e si adopera nell’organizzazione di feste e concerti a carattere culturale.

Radiu Aut e Onda Pazza

Nel 1976 nasce Radio Aut. La radio non usufruisce di alcun contributo di tipo pubblico ma si autofinanzia. Dopo pochi mesi inizia la trasmissione “Onda pazza“. Sarà proprio quest’ultimo il programma che attrarrà maggiormente il pubblico. Nel corso della trasmissione, infatti, i conduttori, tra i quali Peppino, si divertono ad ironizzare la mafia ed i politici.

L’impegno nella lotta alle speculazioni edilizie prosegue senza sosta. Peppino diffonde due volantini nei quali si rivolge contro l’approvazione di alcuni progetti edilizi. La mafia, soprattutto quella locale, è abbastanza risentita dal diffondersi di ironie e sbeffeggiamenti ai danni dei boss. Luigi Impastato viene contattato da Vito Palazzolo, uomo di fiducia di Badalamenti, che gli conferma che ciò che fa il figlio non piace per nulla a don Tano. Luigi parte per gli Stati Uniti con l’intenzione di chiedere aiuto alla famiglia Sputafuoco. Ritorna in Italia ma muore dopo poco tempo. E’ il settembre del 1977 quando il padre di Peppino viene investito da un auto. E’ sempre stato forte il sospetto di un omicidio più che di un incidente ma ciò non verrà mai dimostrato. Sta di fatto che ai funerali di Luigi Impastato accorrono molti uomini mafiosi di Cinisi ma Peppino Impastato non contraccambia il saluto che essi gli porgono.

Ormai, anche Peppino è nell’occhio del ciclone. Nel 1978 Tano Badalamenti, su decisione in primis di Totò Riina, viene espulso dalla Commissione di Cosa Nostra. Nel marzo del 1978 l’Italia sta per ufficializzare il nuovo governo Andreotti ma il paese viene scosso dal rapimento del segretario della Dc Aldo Moro. Le Brigate Rosse lo prelevano da via Mario Fani a Roma e lo trascinano in un covo segreto.

Giuseppe non vuole arrendersi ed è convinto che per la sua Cinisi possa esserci un futuro diverso. Si candida alle elezioni comunali con Democrazia Proletaria. La lista mette al centro del proprio programma il contrasto alla criminalità organizzata. Peppino subisce aggressioni e continue intimidazioni ma spera che il risultato delle elezioni possa essere a lui favorevole.

La morte di Peppino

Impastato, però, non conoscerà mai l’esito di quell’elezione. Nelle prime ore del mattino del 9 maggio 1978 vengono ritrovati, nei pressi dei binari ferroviari, i resti del corpo di Peppino Impastato. La prima ipotesi al vaglio dei carabinieri è che l’uomo si sia suicidato, visto che la carica di tritolo si trova non distante dal suo corpo. La notizia della morte di Peppino Impastato viene, però, quasi ignorata dai media. Quel giorno, infatti, l’Italia è scossa da un altro gravissimo fatto di sangue: viene, infatti, rinvenuto il cadavere dell’onorevole Aldo Moro.

Indagini e depistaggi

Il 10 maggio 1978 è il giorno dei funerali. Gli amici e la famiglia di Peppino non credono minimamente all’ipotesi suicidio. Non a caso, Felicia Impastato presenta una denuncia a carico di ignoti per l’omicidio di suo figlio. Con questo gesto, la famiglia Impastato rompe qualunque legame con il sodalizio criminale e si dimostra pronta a tutto pur di conoscere la verità sulla morte di Peppino. Il maggiore Subranni, però, conferma la pista che era emersa sin dalle prime indagini: suicidio.

Ad un anno dalla morte di Peppino Impastato, il Centro Siciliano di Documentazione ricorda il coraggio e l’onestà di Giuseppe con una manifestazione nazionale antimafia.

Bisognerà aspettare il 1984, in seguito alle indagini del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, caduto, tra l’altro, l’anno prima vittima di un attentato mafioso, per una prima svolta nelle indagini. La sentenza firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto riconosce la matrice mafiosa del delitto anche se gli esecutori materiali dell’omicidio restano ignoti.

La convinzione della famiglia Impastato è che dietro il delitto di Peppino ci sia don Tano Badalamenti. Il caso Impastato viene archiviato nel 1992 dal Tribunale di Palermo ma il Centro Impastato spinge affinché venga riaperta l’inchiesta. In particolare, si chiede di interrogare sull’omicidio il collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo. Nel 1996 quest’ultimo indica Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo quale mandanti dell’omicidio di Peppino Impastato.

L’ordine di cattura per Badalamenti arriva nel 1997. Il boss si trova in carcere negli Stati Uniti. Sempre nel 1997, l’Ordine dei Giornalisti della Sicilia rende omaggio alla memoria di Peppino che entra a far parte dell’elenco dei giornalisti professionisti italiani.

I Cento passi: film su Peppino Impastato

Nel 2000 esce il film su Peppino Impastato “I Cento Passi“. Il film è diretto da Marco Tullio Giordana e vede tra gli attori protagonisti Luigi Lo Cascio,  Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Tony Sperandeo, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta e Paolo Briguglia. La pellicola ottiene un buon successo e viene apprezzata anche dalla critica. Molti i riconoscimenti sia per gli attori che per il regista. Del resto, il film ha svolto una funzione importante, nel senso che ha contribuito a suscitare la curiosità di tutti coloro che non avevano ancora sentito parlare di Peppino Impastato. Ricordiamo, infatti, che al momento dell’uscita del film mancava ancora la sentenza definitiva su mandanti ed esecutori del delitto.

Le condanne di Palazzolo e Badalamenti e la morte di Felicia Impastato

Nel 2001 Vito Palazzolo viene condannato a trent’anni di carcere mentre nel 2002 arriva la condanna all’ergastolo per Tano Badalamenti. Nel 2004 muore la mamma di Giuseppe Impastato, la signora Felicia Bartolotta la quale era riuscita ad esaudire il suo ultimo desiderio: gli assassini di suo figlio erano stati condannati.

Un caso più unico che raro

Se la mafia uccise Peppino Impastato i motivi furono diversi. Il fatto che facesse controinformazione e che prendesse in giro mafiosi e politici giocò certamente un ruolo importante ma Cosa Nostra era preoccupata delle conseguenze politiche dell’operato di Giuseppe. Non può essere un caso che Peppino sia stato ucciso nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni, quelle per le quali aveva avanzato la propria candidatura a consigliere comunale. I suoi 264 voti, ufficializzati nello spoglio elettorale che si tenne alcuni giorni dopo la sua morte, gli avrebbero permesso di entrare nel Comune di Cinisi.

Se, a distanza di tanti anni, il popolo italiano ha potuto conoscere la verità su questo caso il merito è da attribuire ai familiari di Peppino in primis, ovvero alla mamma Felicia e al fratello Giovanni. Non può essere, ovviamente, tralasciato il lavoro del Centro Impastato che ancora oggi va avanti e che, nella memoria di Peppino, cerca di inculcare soprattutto nei più giovani il valore della legalità e del coraggio.

Quello di Peppino, però, è un caso particolare anche per altre motivazioni. Infatti, nel 1988 viene istituito presso la Commissione Antimafia un Comitato di Lavoro chiamato ad indagare in maniera approfondita sulla morte di Impastato. E’ un fatto già di per sé piuttosto interessante. L’altro aspetto rilevante è che la Commissione Parlamentare Antimafia non si fece problemi ad ammettere le responsabilità delle forze dell’ordine. Quello di Giuseppe Impastato era stato un caso di depistaggio. Peppino fu fatto passare per terrorista e per anni esecutori e mandanti dell’omicidio non furono individuati.

Frasi, citazioni, poesie

Peppino Impastato è oggi noto anche per molti slogan. Si parla, spesso, delle citazioni di Peppino Impastato, delle sue poesie, delle frasi da lui pronunciate che sono diventate un simbolo nella lotta alla mafia. “La mafia uccide, il silenzio pure“, “La mafia è una montagna di merda” e tante altre ancora sono le frasi celebri di Peppino Impastato.

La storia di Giuseppe Impastato, ricostruita anche nel libro a fumetti “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia”, è la storia di chi si è ribellato alla mafia, di chi non si è nascosto dietro un pensiero che è comune alla maggior parte delle persone e che prevede che se le cose sono andate sempre in un certo modo non si possa far nulla per farle cambiare. Peppino ha detto no e noi abbiamo il dovere di onorarlo e ricordarne l’esempio fino in fondo.

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